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XXXII Giornata Mondiale del Malato

Come ogni anno nel mese di febbraio in concomitanza con la festa della Madonna di Lourdes, la chiesa tutta intera dedica una giornata di riflessione e di preghiera per il mondo della salute fisica e spirituale. Lo ricordiamo ancora una volta, questa giornata è stata fortemente voluta da San Giovanni Paolo II, ed è un chiaro stimolo a non dimenticare chi nella vita è attanagliato da problemi di salute fisica, spirituale e sociale. Spesso lo ritroviamo nei testi biblici, il Signore ascolta e tende l’orecchio verso i poveri, gli emarginati, i malati, verso tutti coloro che in un modo o in un altro attraversano un periodo buio della loro esistenza terrena, concetto ripreso e evidenziato dalle parole di Gesù, “sono venuto per i malati e non per i sani, sono venuto per i peccatori e non per coloro che si ritengono giusti”.

Anche quest’anno la giornata non contiene uno slogan riassuntivo ma si caratterizza attraverso una frase del vangelo: “Signore, non ho nessuno che mi immerga nella piscina”, conosciamo tutti questo racconto tratto dal vangelo di Giovanni al capitolo V°, si tratta di un solo malato, paralitico, deve immergersi mentre l’acqua si agita, quando cerca di farlo, qualche altro è entrato prima di lui. Cosa vuole sottolineare questa giornata? L’universalità e il diritto di accesso alle cure, diritto che deve essere sempre garantito, purtroppo oggi assistiamo all’esatto contrario, tantissimi paesi sono sprovvisti del medico di famiglia, in ospedale mancano medici e personale, tutto viene rimandato al privato e tutti sappiamo che questo significa esborso di denaro e chi non ha questo come può accedere ad uno stato di salute?

La nostra sanità è malata, ma solo perché è malato il sistema, vorrei sbagliarmi ma penso che il degrado sia cominciato quando le “unità sanitarie locali” si sono trasformate in “aziende sanitarie locali”, potrebbe sembrare una minuzia, eppure se ci pensiamo bene i due termini unità e azienda determinano il cambiamento. La parola “unità” evidenzia la collaborazione comune, come nella frase citata dalla giornata, “non ho nessuno che mi aiuti ad immergermi”, quel poveraccio deve fare tutto da solo con la consapevolezza di non riuscirci e chiede aiuto, mentre la parola “azienda” mi sa tanto di profitto, già, un’azienda investe e crea capitale, ragionando su questa ipotesi allora ha ragione il Papa quando afferma che abbiamo in atto una politica dello scarto, infatti tutto ciò che non produce viene eliminato, allontanato dimenticato.

Ben venga allora questa giornata, è l’occasione giusta per riscoprirci comunità, famiglia che protegge i più deboli, opportunità per gridare ancora una volta che le persone sono un tesoro per la società, non importa se sane o malate, produttive o no, noi siamo persone e abbiamo diritto ad essere trattate come tali, create ad immagine e somiglianza di Dio, ciascuno deve avere il diritto di prendere il suo lettino e tornare a casa. Prendere il lettino perché essere curati non significa necessariamente essere guariti, ma è un giaciglio, un luogo di riposo e deve stare a casa perché quello sì, è il luogo della comunione e della condivisione e quando si parla di casa si deve intendere anche chiesa, da questa consapevolezza nasce la cura dei malati all’interno della comunità cristiana.

Come diocesi, Ales-Terralba e Oristano, vivremo la giornata presso la comunità cristiana di Uras ove, il 9 febbraio, alle ore 16, ci sarà la concelebrazione, il luogo è la palestra comunale gentilmente messa a disposizione dall’amministrazione, sarà un appuntamento in cui potremo realmente fare esercizio di carità, accompagnando e sostenendo i nostri fratelli, ma soprattutto dimostrando loro che non sono e non possono essere un “peso” ma una risorsa che ci ricorda la grandezza e la fragilità della vita.

Don Giorgio Lisci,
Ufficio regionale Pastorale della Salute

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