Il presepe nuragico di Mario Mocci rappresenta un originale e profondo incontro tra la tradizione natalizia e la civiltà nuragica, una delle espressioni più antiche e affascinanti della storia mediterranea. L’opera nasce da un lungo percorso di ricerca storica e artistica, alimentato dalla passione dell’autore per l’archeologia e dal suo forte legame con la Sardegna, terra di origine e costante riferimento identitario.
Già esposto al Museo Diocesano di Ales nel 2023 e in precedenza nella Cripta del Santo Sepolcro di Cagliari, il presepe viene oggi presentato in una nuova veste, arricchita da ulteriori riflessioni simboliche. Le figure che lo compongono si ispirano ai celebri bronzetti nuragici: pastori, artigiani, guerrieri, oranti, suonatori di launeddas e navicelle raccontano una comunità viva, profondamente radicata nella quotidianità, nel rito e nel rapporto con il sacro.
Elemento centrale dell’opera è la potente figura della Madre dell’Ucciso, che stringe il figlio guerriero come se fosse ancora il bambino che ha messo al mondo. Un’immagine che dialoga idealmente con la Pietà michelangiolesca e che assume un significato fortemente contemporaneo, diventando simbolo di tutte le madri segnate dalla violenza e dalla guerra.
Realizzato in ceramica, alcune in terracotta dipinta e altre in bronzo fuso, il presepe nuragico non è solo rievocazione del passato, ma un’opera capace di parlare al presente, invitando alla riflessione sul valore della vita, sulla responsabilità collettiva e sulla necessità di costruire pace.
Già dai primi giorni il presepe ha avuto centinaia di visite e sarà esposto fino al 7 gennaio nel Monte Granatico in Piazza Zampillo a Villacidro.
Francesca Zaccheddu

