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Sa Zeppara. Festa della Beata Vergine delle Grazie

Restaurata la pala dell’altare

È stata una bella serata vissuta in un clima famigliare quella che è stata vissuta al Borgo Sa Zeppara sabato 31 maggio, festa della Madonna delle Grazie. Una folta assemblea, proveniente anche dai paesi vicini, ha voluto rendere omaggio alla Madonna, nella Eucaristia presieduta dal parroco don Marco Statzu, e nella processione che si è snodata verso la cima del Colle Sa Zeppara (Su Montixeddu) fino alla statua della Madonna che dall’alto della colonna su cui poggia, veglia su tutto il Campidano.

Durante l’omelia, don Marco ha rimarcato come questa ascesa (eravamo nella festa dell’Ascensione del Signore) non sia una gara a chi è migliore, a chi scavalca meglio gli altri, ma la capacità di donarsi e di scendere. «Si sale – ha detto il sacerdote – perché prima si è scesi, nel servizio nella condivisione, nell’amore fraterno. Come Gesù che ci ha mostrato che la salita al Padre, destino e cammino aperto a tutti, si è compiuta sulla croce, l’innalzamento dell’amore senza confini e senza distinzioni».

Il suggestivo percorso sul colle, in un terreno leggermente accidentato, si è svolto invocando i santi nelle litanie e nelle rogazioni per la benedizione delle campagne, ed è stato accompagnato da un tramonto mozzafiato nella direzione del Monte Arcuentu. Al rientro i devoti e pellegrini sono stati accolti da un rinfresco, preparato dalle solerti parrocchiane.

Ogni anno la festa diventa l’occasione per fare anche memoria delle persone che ci hanno preceduto in Paradiso, degli anziani e dei malati della comunità. Quest’anno è stato particolarmente importante anche per aver potuto restaurare la pala d’altare che rappresenta la Vergine col Bambino, opera del pittore palermitano Luigi di Giovanni, recentemente restituita alla devozione e alla contemplazione, dalle mani della restauratrice Annarita Pisu, che ne ha curato tutti i passaggi.

Il lavoro è stato presentato giovedì 29 maggio ed ha permesso di riportare l’immagine sacra all’antico splendore, scoprendo anche qualche curiosità, come la scritta apposta dal pittore sul retro della tela: “L’arte deve essere portata a contatto delle moltitudini che ad essa, come alla religione, chiedono un sovrumano conforto”. Veramente questa immagine, nella sua dolcezza, vividezza e naturalezza, è capace di portare conforto e di illuminare chiunque si fermi a contemplarla.

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