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Villacidro, 15 giorni di festa per la Madonna del Carmine: un cammino di fede e amore

Il 26 luglio, a Villacidro, dopo due settimane di pellegrinaggio quotidiano verso la chiesetta del Carmine, si sono conclusi i festeggiamenti in onore della Madonna del Carmelo, con la messa finale sul monte e la suggestiva fiaccolata che ha accompagnato il simulacro nella chiesa parrocchiale di Santa Barbara.

A presiedere la celebrazione conclusiva c’era padre Eugenio Caramia, appartenente all’Ordine della Beata Vergine Maria della Mercede (Mercedari) e parroco della parrocchia Nostra Signora di Bonaria di Cagliari. Padre Eugenio ha iniziato la sua omelia contemplando la bellezza della natura nella quale l’assemblea era radunata e con le sue parole ci ha ricordato l’antico legame dei sardi con la Madre di Gesù, ricordando anche che la Madonna di Bonaria, nel 1907, è stata proclamata da Papa Pio X patrona ufficiale dell’isola. Ci ha invitato a riflettere sulle poche ma profonde parole di Maria presenti nel Vangelo e sull’insegnamento di Colei che, come prima discepola, ci conduce per mano e ci indica come seguire Gesù.
Don Giovanni Cuccu, nel suo saluto al termine della messa, ha definito il monte del Carmine di Villacidro un monte Santo, perché ha visto molte generazioni di villacidresi inginocchiarsi davanti a quel santuario per chiedere l’intercessione di Maria. Infatti, il primo documento ufficiale che attesta la presenza della chiesetta risale al 1686, a testimonianza dell’antica devozione del popolo villacidrese che ritroviamo anche nei Cogius – cantati intensamente al termine di ogni celebrazione -, in una strofa dei quali si dice che Villacidro ha dedicato alla Madonna un santuario molto amato nell’altura della pineta e che a Lei i devoti ricorrono, chiedendole fede viva e zelo.

Francesca Zaccheddu

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