È con il cuore ancora pesante per la recente scomparsa di papa Francesco ma con la speranza che lo Spirito Santo donerà al più presto alla sua Chiesa un nuovo pastore che, all’alba di lunedì cinque maggio, inizia il pellegrinaggio del Giubileo delle due diocesi sorelle di Ales-Terralba e Oristano. Siamo circa duecento pellegrini accompagnati dal Vescovo Roberto e da alcuni presbiteri, tra i quali don Daniele, don Emmanuele, don Andrea Martis e il diacono don Andrea Scanu.
Arrivati a Fiumicino, raggiungiamo subito la chiesa giubilare di San Giovanni in Laterano, sede ecclesiastica ufficiale del Vescovo di Roma. “Omnium orbis et orbis Ecclesiarum Mater et Caput. La Madre di tutte le Chiese di Roma e del mondo”, così è conosciuta la Chiesa papale di San Giovanni in Laterano che, edificata da Costantino il Grande nel IV secolo d.C., è la prima tra le Basiliche papali e la più antica della cristianità. La Basilica ha cinque porte, una per ogni navata, scandite da colonne massicce che reggono monumentali archi. La porta più a destra è la Porta Santa che noi attraversiamo, accompagnati dalla preghiera e dal canto. Al pomeriggio, nella Basilica, la celebrazione Eucaristica presieduta da padre Roberto.
Il giorno successivo la visita alla basilica papale di San Paolo fuori le mura. Con la sua imponente struttura, la basilica è la seconda più grande dopo quella di San Pietro. La chiesa sorge sul luogo dove, secondo la tradizione, fu sepolto l’Apostolo Paolo. Anche in questa basilica passiamo attraverso la Porta Santa. Al pomeriggio visita al complesso abbaziale delle Tre Fontane e celebrazione Eucaristica. Il complesso rappresenta uno dei luoghi più importanti della cristianità in quanto, secondo un’antichissima tradizione, qui venne decapitato l’apostolo Paolo il 27 giugno del 67 d.C. Questo complesso è composto da tre chiese: la chiesa abbaziale dedicata alla Vergine e ai Santi Vincenzo e Anastasio, la chiesa Santa Maria Scala Coeli che è la più piccola e la chiesa di San Paolo al Martirio, a cui si arriva percorrendo un viale alberato che, nell’ultimo tratto, ha conservato le pietre della strada romana originaria. Quest’ultima è il luogo più sacro del complesso; sorge sul luogo, anticamente chiamato “ad aquas salvias”, dove, secondo la tradizione, san Paolo subì il martirio per decapitazione. La leggenda racconta che la sua testa, una volta tagliata, rimbalzò tre volte sul terreno, facendo scaturire ad ogni balzo una sorgente; da qui il nome Tre Fontane.
Il terzo giorno, visita al Santuario del Divino Amore, composto da due chiese, una antica e l’altra nuova. Proprio nella chiesa nuova, partecipiamo alla liturgia penitenziale con la catechesi, profonda e ricca di spunti di riflessione, di don Luigi Maria Epicoco. Al pomeriggio, ci ritroviamo a Piazza Pia per l’inizio del pellegrinaggio verso la Porta Santa con la Croce giubilare, e poi procediamo verso la basilica vaticana tra due ali di folla. Il Vescovo guida la preghiera e il canto. Dopo l’ingresso nella Basilica di San Pietro si recitano ancora alcune preghiere e, giunti davanti alla tomba di San Pietro, si fa la professione di fede, al termine della quale il Vescovo impartisce la benedizione. Poi partecipiamo alla celebrazione Eucaristica alla Cattedra, sempre presieduta dal nostro Vescovo, padre Roberto.
Il quarto giorno del pellegrinaggio, in una mattinata piovosa, il passaggio attraverso la Porta Santa della Basilica di Santa Maria Maggiore. Sosta davanti alla tomba di papa Francesco per una breve preghiera e poi la celebrazione Eucaristica nella Cappella Paolina in cui è conservata l’icona della Salus Populi Romani, tanto cara a papa Francesco e che la tradizione attribuisce direttamente all’opera dell’Evangelista Luca. Segue la supplica alla Madonna di Pompei. Al pomeriggio, ci immergiamo nella storia, arte, bellezza senza tempo della città eterna: attraverso quartieri pieni di fascino giungiamo a Castel Sant’Angelo e da lì a Piazza San Pietro, dove poco dopo un grande boato annuncia la fumata bianca. I presenti cominciano ad esplodere di gioia per il Papa senza sapere chi è, mentre da ogni dove giunge di corsa una moltitudine di persone. Poco più tardi all’annuncio del nome Leone XIV, i giovani e la piazza tutta iniziano a ripetere il nome Leone: spontaneamente, in una frazione di secondo, la piazza, con un cuore solo, inizia a far festa per il nuovo Papa, mentre le campane suonano ininterrottamente. Momenti emozionanti e difficili da descrivere ma da conservare nel cuore, vissuti all’ombra della cupola, in una splendida serata romana.
L’ultimo giorno del pellegrinaggio lo trascorriamo a Castel Gandolfo, a pochi chilometri da Roma, sulle pendici dei Colli Albani, nella zona extraterritoriale delle ville pontificie. Al mattino visita dei giardini di Villa Barberini, luogo di riposo e pausa estiva di tanti pontefici. Alcune guide ci accompagnano alla scoperta della bellezza di questi giardini all’italiana ricchi di statue, marmi e fontane di alto pregio e ognuno di noi ha l’opportunità di coniugare, in una sola esperienza, secoli di storia, bellezze archeologiche e naturali con l’immersione nell’ecologia integrale.
E’ in questa splendida cornice, all’aperto, davanti alla statua della Madonna, che, a chiusura del pellegrinaggio, il Vescovo presiede la celebrazione Eucaristica. Il suo sentito ringraziamento va ai presbiteri e al gruppo dei pellegrini perché come sottolinea “non è lui ad accompagnar loro, ma sono i pellegrini ad accompagnare lui”. Il gruppo ringrazia il suo pastore e i presbiteri che hanno reso possibile tutto questo: un pellegrinaggio, un camminare insieme come comunità, alla riscoperta della propria interiorità, avendo come meta la conversione del cuore. Grazie!
Claretta Musa


