La giornata dell’8 maggio scorso, quarta del Pellegrinaggio giubilare delle Diocesi sorelle di Oristano e Ales Terralba è destinata a rimanere nel cuore e nella mente di quanti hanno partecipato all’evento giubilare ma in particolare di un piccolo gruppo di Ales Terralba. Mai avremmo potuto immaginare, al momento della nostra adesione, di vivere momenti così intensi.
Dopo aver visitato Santa Maria Maggiore, attraversato la Porta Santa, partecipato alla Celebrazione Eucaristica, pregato sulla tomba di Papa Francesco. Tutti eravamo sintonizzati su quanto avveniva oltre Tevere: seconda giornata del Conclave con imminenza della quarta votazione pomeridiana. In un pomeriggio sereno Roma si presenta agli occhi del nostro piccolo gruppo meravigliosa, piena di emozioni e ricordi.
Così fino a San Pietro, attraverso luoghi celebri e ricchi di storia, dove decidiamo di sostare raggiungendo una posizione insperata in una piazza non ancora del tutto gremita! Non sapevamo ancora che di lì a poco il nostro Cammino giubilare (che aveva assunto fino ad allora caratteristiche peculiari del Pellegrinaggio: escatologica, penitenziale, festiva apostolica, di chiesa diocesana) ci avrebbe proiettato nella dimensione storica dell’Incontro con Colui che stava per essere chiamato a fare da guida alla Chiesa nel nome di Cristo.
Alle diciotto e qualche minuto un brusio rumoroso e festante indica la fumata bianca! Il Conclave più numeroso e più internazionale di sempre elegge quasi a tempo di record il nuovo Papa! Emozioni e stupore sono trasformati in giubilo quando il cardinale Mamberti, dopo l’attesa di oltre un’ora, indica il nome del Papa appena scelto dal Conclave … Pevost: un primo momento di sbigottimento e smarrimento: il suo nome non era tra i papabili più accreditati!
Trepidazione e ansia di capire chi fosse il nuovo Papa Americano…. Sarà forse trumpiano, penso con orrore! Ma Leone XIV rimanda immediatamente all’opera e al papato di Leone XIII che nel 1891 propose la “Rerum novarum” all’attenzione della Chiesa e della società tutta. L’Enciclica che pose le basi per la Dottrina sociale della Chiesa, per una società più equa, giusta e solidale in linea con l’insegnamento evangelico! Sarà poi lo stesso Pontefice nei giorni successivi a dare conto di questa scelta! I dubbi e le supposizioni vengono però fugate dal suo apparire con tratto umano inconfondibile: sorriso, gentilezza, mitezza, commozione!
Le sue prime parole sono un’invocazione alla Pace “La pace sia con voi”! Si rivolge a tutti con questa parola così semplice ma mai così abusata, derisa e disattesa soprattutto dai potenti e dai ricchi del mondo! Nella piazza ormai gremita fino all’inverosimile è il delirio. Pace: parola più volte invocata in questo primo apparire del nuovo Pontefice. Ma il Papa prosegue auspicando una Chiesa missionaria sinodale con la necessita della costruzione di ponti di dialogo, incontro e aiuto con l’impellente necessità “…di pace disarmata e disarmante.” Non mancano gli inevitabili riferimenti a Papa Francesco ad una Chiesa Sinodale, al Perù nel quale ha esercitato il suo impegno pastorale, lucome missionario agostiniano e successivamente Vescovo! Infine la preghiera finale, nel giorno della supplica alla Madonna di Pompei, affinché Maria cammini con tutti gli uomini per aiutarli attraverso la benedizione, l’intercessione e l’amore proprio nel raggiungimento della pace nel mondo.
Ancora increduli e incredule accogliamo la Benedizione non potendo che ringraziare lo Spirito Santo per la grazia e il privilegio ricevuti. Nei giorni successivi i media, la stampa, le agenzie, le interviste e le testimonianze racconteranno ciò che è ed è stato Leone XIV: studente, religioso agostiniano, missionario, Vescovo ed infine Cardinale in un percorso segnato dalla serietà e dall’impegno verso i più poveri e verso la Chiesa. Siamo grati per ciò che egli rappresenta e per quanto egli, siamo certi, saprà fare per la Chiesa! Certi che questo primo incontro con lui ci ha rivelato, che nel solco e nella prosecuzione dell’impegno di Papa Francesco, egli possa essere guida e riferimento per l’umanità intera attraverso il Vangelo che la Chiesa è chiamata ad incarnare.
Angela Deiana

Cinque giorni di intensa spiritualità
Roma “caput mundi” si diceva della città nel periodo imperiale principalmente per il potere militare, economico e politico. L’ attribuzione le si addice ancor oggi, perchè sede del governo e del parlamento, perchè luogo di bellezze architettoniche e monumentali, di arte ampiamente diffusa in ogni angolo, di innumerevoli e artistiche chiese, di scuole, istituti di formazione e di molto altro ancora. Ma Roma è anche sede della Cattedra dell‘Apostolo Pietro e dei suoi successori ed insieme luogo ab immemorabili di pellegrinaggio. Questo è stato il contesto e l’atmosfera giubilare per i duecento e più pellegrini provenienti dall’arcidiocesi di Oristano e dalla diocesi di Ales-Terralba, accompagnati da Mons. Roberto Carboni e da alcuni sacerdoti.
Cinque giorni di intensa spiritualità, di preghiera e di raccoglimento, attraversando le Porte Sante delle Basiliche di San Giovanni in Laterano, San Pietro, San Paolo Fuori le Mura, Santa Maria Maggiore, Abbazia delle Tre Fontane con la chiesa di San Paolo al martirio e il Santuario della Madonna del Divino Amore. In tutte le giornate, compresa l’ultima a Castel Gandolfo, Mons. Carboni ha presieduto la concelebrazione eucaristica con una raccolta partecipazione dei pellegrini. Molteplici sono i dati significativi di questa esperienza giubilare, che rimarranno nella memoria. Intanto la spiritualità, la preghiera in tutti in luoghi visitati e sulla tomba marmorea di Papa Francesco, posata sulla nuda terra, con la semplice scritta Franciscus.
Ma rimarrà nella memoria anche il corteo processionale da Via della Conciliazione fino alla Basilica di San Pietro con il Crocifisso portato alternativamente dai pellegrini delle due diocesi e nell’ultimo tratto, fino alla Porta Santa portato da Mons. Carboni. L’arte diffusa ha lasciato un segno: gli splendidi dipinti delle volte e delle sale del Palazzo Apostolico Lateranense e i preziosi arazzi. Significative le tombe di San Pietro e di San Paolo, il baldacchino del Bernini, la statua bronzea di San Pietro di Arnolfo di Cambio, i medaglioni dei 266 Papi, gli altari, i marmi, le statue e i dipinti per citare solo alcune tra le innumerevoli opere d’arte. Nessuno tuttavia avrebbe mai pensato di essere presente per l’elezione del nuovo Papa.
Lo Spirito a volte ci mette del suo. Molti pellegrini hanno potuto assistere con emozione alla fumata bianca, segno della elezione del nuovo Pontefice Leone XIV. Il pellegrinaggio delle due diocesi di Ales-Terralba e Oristano è stato coronato proprio da quest’avvenimento straordinario forse unico e irripetibile.
Antonio Corona

Riflessioni di una pellegrina
Sono già trascorsi un paio di giorni dal nostro rientro dal pellegrinaggio giubilare, eppure continua e ripresentarsi alla mente una domanda che pretende una risposta meditata. Cos’è un pellegrinaggio? Di certo non è un semplice viaggio o una vacanza, non è un tour eno-gastronomico o alla scoperta di tesori d’arte e di storia. In effetti di ognuno di questi presenta alcuni aspetti ma non lo contengono o lo esprimono compiutamente.
Allora la domanda rimane: cos’è un pellegrinaggio?
Il pellegrinaggio è un cammino di fede, di speranza e di carità. E’ un cammino di fede perché dal primo giorno ti accorgi che ciò che ti spinge a muovere un passo dopo l’altro è la fiducia in Dio e di conseguenza in se stessi. Avere fiducia in Dio ti fa sperimentare la forza nei momenti di debolezza, la tenacia nei momenti di stanchezza, la prontezza nei momenti di incertezza, la sicurezza nei momenti di dubbio, la gioia profonda di sentirsi destinatari della fiducia di Dio. Il rapporto personale con il Signore ti chiama ad affidarti a Lui e nel tuo intimo risuona l’eco del suo amore e ciò che sembrava impossibile fisicamente diventa reale.
Il pellegrinaggio è un cammino di speranza perché, pur programmato da tanto tempo, man mano che si avvicina il momento della partenza avverti che tutto può succedere eppure la speranza di vivere quell’esperienza non viene meno, anzi si accresce con il passare dei giorni. Nell’arco dei giorni trascorsi a Roma si sono realizzati tanti avvenimenti che non potevano essere previsti, come poter assistere all’elezione del nuovo Pontefice, eppure la speranza di poterli vivere non è mai mancata. Era come se fossimo stati chiamati a diventare testimoni di fatti, parole e gesti di speranza da annunciare nelle nostre comunità parrocchiali.
Il pellegrinaggio è un cammino di carità perché lo vivi all’interno di una comunità di persone giunte da tante realtà diverse che nella bellezza dell’incontro con l’altro realizzano ciò a cui siamo destinati: amare ed essere amati. Nell’arco della giornata, camminando all’interno di una basilica, attraversando una Porta Santa, condividendo un pasto, pregando durante gli spostamenti o celebrando l’Eucaristia, gli sguardi si incontrano, le mani si stringono, le lingue si sciolgono in canti, i racconti della propria viva si intrecciano a quelli degli altri. Ci scopriamo umani, bisognosi di sentirci accolti, ascoltati e supportati nelle nostre fragilità. Il volto del nostro vicino diventa familiare perché abbiamo imparato a usare gli occhi della carità, la quale non giudica ma abbraccia e conforta.
Il pellegrino rimane tale anche al rientro perché il motivo che l’ha portato lontano da casa è sempre presente: il desiderio profondo e inestinguibile dell’incontro col Signore che alimenta il nostro camminare in questo mondo per realizzare il progetto che Lui ha per noi.
Francesca Andria


