È difficile separare il magistero di Papa Francesco dall’attenzione ai poveri. Lo ha dimostrato anche nella sua ultima settimana passata in questo mondo, andando a visitare i carcerati a Regina Coeli la mattina del Giovedì santo.
Quattro anni fa andammo a Roma (ancora in epoca pandemica) a celebrare i cinquant’anni dell’istituzione della Caritas Italiana, l’organismo della Chiesa Italiana per l’attenzione alla povertà. Ricevendo i delegati delle Caritas convenuti da ogni parte d’Italia, Papa Francesco offrì in quell’occasione una pista di riflessione che si sviluppava gesuiticamente su tre punti, tre vie sulle quali continuare il percorso per il futuro.
La prima è la via degli ultimi. Uno sguardo sulla realtà che abbia gli ultimi non solo come “oggetto della nostra carità”, ma come coloro che ci prestano gli occhi per vedere la realtà così come la vede il Signore. Questo ha permesso e permette di intercettare innumerevoli bisogni e sfide nel tempo, sia culturali che sociali: dall’obiezione di coscienza al sostegno al volontariato; dall’impegno nella cooperazione con il Sud del pianeta agli interventi in occasione di emergenze in Italia e nel mondo; dall’approccio al fenomeno delle migrazioni, compresi i corridoi umanitari, all’attivazione di strumenti capaci di avvicinare la realtà, come i Centri di ascolto, gli Osservatori delle povertà e delle risorse.
La seconda via, indicata dal Papa come irrinunciabile, è la via del Vangelo. Uno stile di amore umile e non appariscente, che si sa fare prossimo con discrezione all’uomo preso nella sua integralità: “una carità spirituale, materiale, intellettuale”, ha detto il Pontefice, perché questo è lo stile di Dio stesso: “lo stile della prossimità, della compassione e della tenerezza”.
Infine, la terza via, quella della creatività. È necessario coltivare sogni e guardare con occhi sempre nuovi alle povertà emergenti, per non diventare sterili ripetitori di programmi pastorali visti e rivisti, ma profetici come Chiesa all’interno della società: “Contro il virus del pessimismo, immunizzatevi condividendo la gioia di essere una grande famiglia. In questa atmosfera fraterna lo Spirito Santo, che è creatore e creativo, e anche poeta, suggerirà idee nuove, adatte ai tempi che viviamo”.
Ricordando dunque questi dodici anni di pontificato mi viene in mente la “raccomandazione” fatta da quelli che all’epoca, come li definisce San Paolo, erano “le colonne” (della Chiesa), Pietro, Giacomo e Giovanni: “Ci pregarono di ricordarci dei poveri: ciò che mi sono proprio preoccupato di fare” (Gal, 2,10). Un programma che, secondo la promessa di Gesù, non avrà mai fine.
Marco Statzu


