Omelia per la messa in suffragio del Santo Padre
Carissimi fratelli e sorelle la nostra eucarestia oggi è una preghiera di ringraziamento che si eleva dalla nostra chiesa diocesana in comunione con la chiesa universale, per rendere grazie al Signore per la vita, la parola e l’esempio di Papa Francesco che è ritornato nella giornata di lunedì alla casa del Padre. Simo qui anche per innalzare una preghiera di suffragio per lui, come è doveroso per ogni defunto ma in questa occasione ancor di più per quest’uomo che è stato chiamato dal Signore a ricoprire il servizio di pastore della Chiesa universale. Lo affidiamo alla misericordia del Signore che tante volte egli ha annunciato.
Tante cose sono state dette in questi giorni dai mezzi di comunicazione sulla vita, i gesti, le parole di Papa Francesco; molto si è commentato sul suo lascito alla chiesa attraverso il suo Magistero ordinario e straordinario e attraverso la predicazione dei gesti, con i quali il Papa ci ha abituato a riflettere su temi importanti: penso in particolare a quello dell’ accoglienza, della misericordia, del perdono, dell’attenzione agli ultimi, ai poveri agli emarginati ai migranti. Dunque, non voglio riprendere questi temi, e neppure tentare una sintesi circa l’eredità spirituale, il legato che Papa Francesco lascia alla Chiesa cattolica.
Sarà la storia e il tempo che ci dirà quanto delle sue scelte, delle sue decisioni, anche dei percorsi che egli ha aperto con le sue azioni e scelte, rimarrà nel tempo, produrrà frutto, sarà ulteriormente sviluppato e approfondito da colui che attraverso lo Spirito Santo sarà chiamato a continuare nella guida della comunità cristiana cattolica.
Desidero solo riflettere brevemente insieme a voi su due parole che hanno a mio giudizio caratterizzato il papato di Papa Francesco e che hanno trovato il posto di onore proprio nell’indizione dei due giubilei voluti da Iuli: il Giubileo della misericordia nel 2015 e il Giubileo della speranza del 2025 che egli ha aperto la notte dello scorso Natale.
Il Giubileo straordinario della misericordia è stato voluto dal Papa per concentrare il nostro sguardo di credenti su un atteggiamento che si trova al centro del Vangelo: Il volto del padre che Gesù ci ha rivelato, è un volto di misericordia, di un Padre che accoglie il figlio che si è allontanato, di un pastore attento che va in cerca della pecora sperduta. Questo atteggiamento voleva Papa Francesco per tutti i membri della Chiesa, essere uomini e donne di misericordia dopo aver ricevuto la Misericordia di Dio, ad da coloro che per vocazione sono chiamati a guidare la comunità quindi i vescovi i sacerdoti diaconi, le persone consacrate.
È vero, esiste il peccato, esiste il peccatore, è la nostra stessa esperienza quotidiana, ma sappiamo che Dio accoglie tutti coloro che fanno un passo per ricevere l’abbraccio della misericordia, che riconoscono che ne hanno bisogno; ma anzi direi ancora di più il Papa vuole stimolare anche coloro che non sentono questa necessità, perché si accorgano di avere questo desiderio profondo del proprio cuore: il desiderio della misericordia. Credo che questo atteggiamento sia da coltivare con attenzione nelle nostre comunità, iniziando da noi presbiteri: aprirci alla misericordia offrire tempo di misericordia, il che vuol dire anche tempo per il sacramento della riconciliazione, creare nelle nostre comunità un atteggiamento di perdono
Il secondo l’atteggiamento ci viene suggerito dal Papa indicendo il Giubileo ordinario del 2025, con la lettera Spes non confundit: il Giubileo della speranza. Il Papa si rende ben conto della situazione internazionale nella quale siamo immersi; si è reso conto delle luci e delle ombre che vi sono a livello planetario, di tutte quelle guerre nelle quali sono i poveri i piccoli ad essere le prime vittime, a soffrire di più. Conosce tutte le tragedie legate alla violenza; sa che la povertà ferisce tantissime persone anche a causa delle politiche di tipo economico di amministrativo che ci sono a livello globale.
Il Papa sa che tutto questo va affrontato con decisioni congiunte da coloro che detengono il potere politico, ma vuole invitare tutti credenti e i non credenti ad avere un atteggiamento di speranza. La speranza che comunque il male non ha l’ultima parola; l’ultima parola ce l’ha il Signore della storia, che ha vinto la morte che sembrava essere l’ultima parola sulla vita di Gesù, ma non lo è stato, perché è risorto. Da qui nasce l’invito alla speranza. Dunque, misericordia e speranza a mio giudizio sono alcuni elemento del lascito importante di Papa Francesco.
Preghiamo per la sua anima; come ogni uomo mortale egli si è presentato dinanzi al Signore di cui egli nella sua vita ha sempre parlato; quel Signore non gli farà mancare la misericordia che ha annunciato a tutti. Vogliamo anche invocare lo Spirito Santo perché prepari un degno successore a Papa Francesco, che possa continuare a guidare con Sapienza e con le luci interiore e discernimento la chiesa tutta.
Amen.
+ Roberto Carboni
Leggi il messaggio di cordoglio di Mons. Roberto Carboni e della diocesi di Ales-Terralba per Papa Francesco



