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Manifestazione regionale per la sanità pubblica

A Cagliari il 7 marzo a difesa di un diritto di tutti i sardi

I numeri che fotografano la condizione della medicina territoriale in Sardegna sono impietosi: nell’isola 450000 sardi sono senza medico di medicina generale, 10000 nel Distretto Sanitario di Ales-Terralba di cui ben 6000 nella cittadina di Terralba. La medicina generale in cronica sofferenza è solo la punta dell’iceberg di una condizione di abbandono che sperimentano ogni giorno tanti cittadini che per ore attendono, qualsiasi sia il meteo, davanti agli ambulatori straordinari di continuità territoriale (Ascot), per avere le prescrizioni di farmaci, visite specialistiche o esami diagnostici.

Ma le esigenze della popolazione perlopiù anziana o con patologie croniche non si può esaurire con una ricetta. Al di fuori dell’orario di ambulatorio chi ha necessità di una visita deve o aspettare l’entrata in servizio della guardia medica, quando esiste ed è presente, o recarsi in pronto soccorso. E qui iniziano i guai, con i presidi ospedalieri in forte affanno in tutti i settori a cominciare dalla medicina d’urgenza che non può soddisfare le esigenze di tanti codici verdi che avrebbero bisogno di un altro tipo di intervento. La situazione non migliora per visite o esami, i cui tempi di prenotazione si dilatano talmente tanto da non poter più parlare di prevenzione o di continuità nelle cure e nell’assistenza.

La situazione sanitaria della Sardegna è talmente generalizzata e grave che il Coordinamento  dei Comitati Sardi per la Sanità Pubblica (CCSSP) ha ritenuto non più rinviabile una azione  a livello regionale mobilitando non solo i comitati di tutta la Sardegna ma anche tante associazioni impegnate sul fronte del diritto alla salute, le amministrazioni, i sindaci, i sindacati e tutti i cittadini sardi.

Alessandro Rosas è il portavoce del CCSSP nonché il referente del Comitato del Terralbese e tiene a precisare come “questa manifestazione non è contro qualcosa o qualcuno ma per la sanità pubblica”, affinché le norme che riconoscono e tutelano questo bisogno essenziale siano pienamente rispettate e attuate a partire dall’art. 32 della Costituzione che definisce la salute “fondamentale diritto dell’individuo e interesse della comunità” fino ad arrivare al D.M. 77/2022 che istituisce le Case di Comunità e l’Infermiere di famiglia. Il PNRR poteva essere l’occasione giusta per la loro attuazione ma, come è successo per la Casa di Comunità che doveva sorgere a Terralba, spesso non si è posta neanche la prima pietra con progetti ancora al palo e i fondi destinati ad altre opere a causa del trascorrere infruttuoso del tempo.

In questi anni di crisi sanitaria i Comitati non si sono limitati a protestare ma hanno anche istituito un gruppo di studio per avanzare progetti e soluzioni nelle sedi sia politiche che amministrative con le quali si sono confrontati. La loro azione non è contro la sanità privata che non fa altro che occupare lo spazio di cura lasciato libero dal settore pubblico, ma per una responsabile e concreta azione di investimento nel servizio sanitario nazionale perché come, rimarca Rosas, ” i soldi ci sono e ci sono sempre stati”. L’altro punto che Alessandro Rosas vuole chiarire e che i Comitati “non vogliono sostituirsi al soggetto politico o sindacale”, rispettando la competenza e la responsabilità di ciascuno.

Il CCSSP ha inviato una lettera ai Sindaci, agli Assessori e Consiglieri Comunali di tutti i 377 paesi della Sardegna per sollecitare la loro adesione istituzionale alla manifestazione in quanto sono i primi ad essere coinvolti nella difesa dei loro cittadini alle prese con una sanità pubblica che non garantisce “i servizi di prevenzione, diagnosi, cura e riabilitazione in tempi brevi”, precisando che lo scopo concreto è quello di avere “scelte rapide, verificabili e orientate all’equità” ovunque nell’isola.

Un invito accorato è stato rivolto anche a Mons. Antonello Mura, Vescovo di Nuoro e di Lanusei e Presidente della Conferenza Episcopale Sarda sottolineando la crescente preoccupazione per la situazione delle persone fragili e indifese alle prese con patologie croniche, per la decrescita demografica che ci colloca all’ultimo posto in Italia per tasso di natalità, per l’enorme numero di sardi costretti a curarsi fuori dalla regione e per i bambini che al pari degli adulti si trovano senza un’assistenza medica di base. La Sardegna e i sardi non vogliono arrendersi allo sconforto e al disfattismo ma continuare a impegnarsi per i propri diritti.

Francesca Andria

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