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Il senso profondo del Carnevale tra rito e satira

Il Carnevale è il tempo in cui si cerca l’evasione dal quotidiano capovolgendo i ruoli sociali. Ogni popolo lo celebra secondo le proprie tradizioni e riti, conservando significati che giungono da tempi lontani e radici pagane.

Nell’antica Roma si celebravano i Saturnali in onore di Saturno: l’ordine sociale si invertiva, lo schiavo diventava padrone e la maschera permetteva di celare il proprio volto e il proprio stato. Con l’avvento del Cristianesimo, la festa assume un nuovo significato: viene “cristianizzata” e inserita nel calendario liturgico tra l’Epifania e la Quaresima, diventando una parentesi di libertà e caos prima del rigore quaresimale. L’etimologia stessa della parola suggerisce il “togliere la carne” (carnem levare), inteso come l’ultimo banchetto prima del Mercoledì delle Ceneri.

Il Carnevale mescola così sacro e profano: il povero veste i panni del re, sbeffeggiando il ricco attraverso un rovesciamento comico della realtà. Nell’annullamento delle distanze, la maschera diventa espressione di libertà assoluta.

Nella Sardegna barbaricina, tuttavia, il Carnevale assume un senso antropologico profondo che va oltre l’aspetto burlesco, toccando i temi di morte e rinascita. Mentre l’inverno cede il passo alla primavera, la lotta ancestrale tra bene e male viene espressa dalle maschere di Ottana: il Merdule rappresenta l’uomo che lotta per sopravvivere, mentre il Boe incarna l’istinto primordiale e la forza della natura. È una lotta metafisica: l’uomo vuole vincere il male e la carestia, finché il Boe si tramuta in bene, aiutando l’agricoltore nel duro lavoro della terra.

In altri centri della Sardegna, come Tempio, Marrubiu o nel Linas, prevale invece la rappresentazione satirica della politica e della società, con carri allegorici e giganti di cartapesta che danno volto a temi attuali come il caro vita o la malasanità.

Ogni paese ha la sua maschera e i suoi riti, finché la Quaresima non interrompe il gioco. Re Carnevale diventa allora un fantoccio: processato, condannato e bruciato al rogo. L’ordine sociale riprende il suo corso; il rovesciamento della realtà è rimandato al prossimo anno.

Antonello Piras

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