Arbus è un paese magico dove potersi rifugiare: comprende 47 chilometri di costa che offrono un panorama mozzafiato e un susseguirsi di immense spiagge con dune sabbiose, tra le più alte in Europa, che si immergono in acque con sfumature di azzurro e verde smeraldo. Sullo sfondo, un paesaggio di vegetazione modellata dalla forza del vento, che piega sino al suolo ginepri secolari.
La Marina di Arbus è uno dei simboli della Costa Verde e dista circa 25 chilometri dal centro abitato arburese. L’acqua è cristallina e azzurra, ma spesso le tonalità sono cangianti per via della rifrazione della luce sul fondale. Una melodia di colori che incanta: il mare della Costa Verde è spettacolare e selvaggio.
Le dune sabbiose sono caratteristiche di tutto il territorio di Arbus, che presenta tre perle simbolo della Sardegna, come Torre dei Corsari, paradiso modellato dal vento, Piscinas, un deserto di sabbia lambito dal mare smeraldo, e la spiaggia ‘parlante’ di Scivu (per il suono derivante dal calpestìo della sua sabbia).
Altre meraviglie arburesi sono Funtanazza e Portu Maga. Battute dal vento, queste spiagge sono meta di appassionati di surf e sono amate anche da quanti praticano pesca subacquea o snorkeling. Immerse in indimenticabili cornici di natura incontaminata, sono adatte a chi ama trascorrere una tranquilla giornata di relax, ma offrono anche opportunità per chi desidera dilettarsi con attività e sport all’aria aperta: escursioni a piedi, in bici o a cavallo, surf e windsurf, snorkeling e gite in barca.
La zona è ricca di cultura e di storia. Le miniere hanno segnato la vita delle comunità alle spalle del litorale: si potrà viaggiare nel tempo, grazie all’archeologia industriale rappresentata dai suggestivi villaggi minerari di Ingurtosu e Montevecchio.
A pochi chilometri da Arbus, infatti, le Miniere di Montevecchio offrono un’esperienza unica. Questo sito, un tempo cuore pulsante dell’industria mineraria sarda, oggi è un affascinante museo a cielo aperto. Passeggiando tra i vecchi edifici industriali e i tunnel scavati nella roccia, si può quasi sentire l’eco del lavoro dei minatori e immaginare la vita di un tempo. Ammirando le costruzioni del tardo ‘800 e gli impianti dismessi, si rivive il passato con le contraddizioni tra i fasti dell’alta borghesia e della classe dirigente e la vita umile dei minatori, fatta di fatiche e privazioni.
Le attrattive per i turisti ci sono tutte. E non solo per promuovere un turismo tre mesi all’anno. L’augurio è che questa terra possa dare un futuro economico ai suoi figli, mettendo a frutto le sue preziose risorse e trasformandole in un volano per l’economia locale.
S.P.

